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Incontro del 7 dicembre p.v.

Carissimi, come già anticipato duranteil pranzo del 29 ottobre u.s. abbiamo intenzione di incontrarci  il 7 dicembre p.v. presso la Tavernetta di Remanzacco per cenare insieme e per lo scambio di saluti e auguri  (informale). Quindi  attendo le solite puntuali adesioni. Ci vedremo alla Tavernetta giovedì 7 dicembre  alle ore 19.30 Cari saluti Paolo Blasi

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incontro di settembre 2016

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Oggi 17 settembre ci siamo riuniti a Cavazzo Carnico per commemorare, nell’ambito delle celebrazioni del quarantennale del terremoto, il nostro Antonino Vallerio morto là durante le operazioni di sgombero macerie. Il Sig. Sindaco, persona quanto mai gentile e disponibile, ci ha voluto al pranzo sociale. Gli abbiamo donato una targa contenente le seguenti parole: “Noi, genieri del Battaglione Bolsena offriamo questa targa a tutta la popolazione di Cavazzo Carnico, grati per l’ospitalità ricevuta, a ricordo di una giornata indimenticabile e in memoria di Antonino Vallerio caduto qui nell’adempimento del  dovere. Cavazzo Carnico 17 settembre 2016”.

Di seguito il discorso da me tenuto:

Sig. Sindaco, signore e signori convenuti,

siamo un gruppo di genieri del Battaglione “Bolsena” che grati per l’ospitalità ricevuta e in occasione della commemorazione del quarantesimo anno dal sisma del 1976 hanno avuto la possibilità di depositare una corona ai piedi delle lapidi affisse sul monumento ai caduti, in particolare di una di esse. E’ una corona che simboleggia parecchie cose: il peso della nostra vita professionale (che spesso si incrocia e scorre parallela a quella personale), il peso dei nostri ideali, dei nostri sacrifici, dei nostri momenti bui, delle nostre apprensioni per qualcosa che affrontavamo forti solo della teoria acquisita, del nostro buonsenso, e delle nostre capacità intrinseche, sostenute dall’esperienza accumulata, su cui dovevamo fare affidamento, ma soprattutto essa simboleggia il peso di giovani vite stroncate da un destino avverso, di questa in particolare a cui è dedicata. Antonio (Antonino) Vallerio nato a Palermo il 4 ottobre 1955 e morto qui a Cavazzo il 9 settembre 1977, effettivo a questo nostro 5° “Bolsena”. E consentitemi di affermare che non c’è niente di più simbolico e significativo, nella celebrazione del quarantennale del sisma, della storia di questo nostro giovane collega che, nato laggiù (in Sicilia) e morto quassù durante gli interventi di demolizione delle strutture pericolanti unisce e salda in modo ferreo ed indissolubile questa nostra splendida e mai troppo amata Italia a cui le nostre vite erano (e sono) dedicate.

Antonino 22 anni tanta voglia di vivere e tanta felicità quel 9 settembre 77 perché, oltre ad essere pervaso dal legittimo orgoglio di partecipare come militare alle operazioni di aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto (sembra che i media dimentichino, e ciò si è ripetuto anche in recenti tragici episodi, l’esistenza dell’Esercito come strumento fondamentale di soccorso, e solo belle realtà come questa riescono a valorizzare il nostro operato) Antonino dicevo sarebbe dovuto andare a casa per una licenza la sera stessa, dopo periodi di lavoro estenuanti su autocarri (era autista) grossi lenti e difficili da manovrare in condizioni ambientali non certo ottimali, con quel pulviscolo che velava il sole, entrava nei polmoni e lasciava in bocca uno strano sapore, il sapore di “Orcolat” (come qui è stato battezzato il terremoto, il grande terribile Orco) sapore al quale noi tutti eravamo ormai abituati e che faceva ormai parte delle nostre vite mentre ci davamo da fare per cercare di rimediare in qualche modo ai danni che l’immane tragedia aveva provocato.

Antonino quel giorno era invece atteso da un brutale epilogo, lo attendeva la fine delle sue speranze, dei suoi sogni di bravo ragazzo solare ed entusiasta, del suo futuro. E allora l’unico futuro a cui il nostro allora giovane e sfortunato collega può ambire adesso risiede nel nostro ricordo, nella correttezza e limpidezza delle nostre azioni, nel poterci guardare in viso l’un l’altro e scorgere solo orizzonti puliti ed incontaminati, affinché il suo sacrificio abbia seppur minima e labile, una giustificazione. Ecco, tutto questo depositiamo con questa corona, insieme all’onore, alla dignità, alla lealtà, quei valori che da sempre hanno costituito punto di riferimento della nostra esistenza. Onore a Lui e a tutti quelli che insieme a Lui sono ricordati in quell’austero monumento che si staglia contro panorami di commovente (e oggi anche struggente) bellezza. Grazie Sig. Sindaco di averci ospitato e permesso questa per noi importante commemorazione qui nel Suo paese che, ce lo consenta, sentiamo anche un po’ nostro. Concludo auspicando prosperità e pace per tutti e ..che S.Barbara ci protegga.

 

Oggi 20 settembre 2016 ho inviato al Sig. Sindaco Borghi di Cavazzo Carnico la seguente e-mail:

Caro sig. Sindaco, tramite me il mio gruppo (variegato ed entusiasta) vuole esternare tutta la propria gratitudine e ammirazione per la splendida cerimonia svoltasi nel Suo paese. Nella speranza che ciò abbia contribuito a cementare ulteriormente i rapporti di fraterna reciproca stima (e nella certezza che il vuoto mediatico sulla manifestazione non abbia influito sul suo buonumore) la salutiamo cordialmente, gli ex del 5° Btg g.p. “Bolsena”  rappresentati da Paolo Blasi  

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Ecco l’articolo sul nostro incontro a Cavazzo Carnico pubblicato oggi 2 ottobre 2016 sul Messaggero Veneto!

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Quarantennale del terremoto in Friuli

Ieri 8 maggio 2016 ad Osoppo Carlo Baldracchini cittadino onorario di quel paese, ha partecipato, da protagonista, alle celebrazioni  dei quarant’anni trascorsi dall’evento sismico del ’76.  E con lui  tutto il Bolsena era virtualmente presente alle rievocazioni di quel tremendo evento.  Ritengo di non dover polemizzare sullo scarso rilievo che è stato dato al nostro grande Reparto perché non abbiamo mai amato  ostentare le nostre fatiche che abbiamo sempre espresso con umiltà e riservatezza , eravamo tenaci infaticabili e silenti e speriamo che i genieri attuali siano degni eredi delle nostre belle tradizioni!

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incontro fine anno 2015

L’incontro è stato come sempre coinvolgente e piacevole, ho detto due parole che riporto qui di

“Quando mi sono messo a scrivere queste poche righe mi è venuto in mente l’affetto che nutro per voi non solo per una questione di appartenenza ma anche di tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme, magari inframezzato da periodi di lontananza che però non lasciava sbiadire il ricordo, ricordo che si rinnova ad ogni nostro incontro. Stasera voglio indirizzare un augurio e un abbraccio ai genieri veri, a quelli tenaci, infaticabili e silenti, quelli che nella trincea della vita tracciano un solco profondo e significativo perché forti degli insegnamenti che derivano dall’etica della propria specialità (oltre che da quella più generale dell’appartenere al mondo militare). Che, abituati ad operare in condizioni di pericolo e di incombente minaccia, riescono a congiungere le rive di opposti antagonismi con legami che attingono alla generosa impulsività e alla radicata perizia, consci di compiere il proprio dovere nel modo più efficace e  leale; che riescono  con quello slancio poderoso e inarrestabile di animi sempre giovani a superare difficoltà complesse e non da tutti aggredibili, in una veste di sublime sacrificio e di totale dedizione. E ben sappiamo che le difficoltà da affrontare nella vita non sono solo quelle dell’attività professionale (le nostre care signore lo sanno bene). Quando ho preparato queste parole vi ho immaginato, ho immaginato voi qui presenti e quelli che qui non ci possono essere per motivi purtroppo legati alla non perfetta forma fisica, quelli che hanno contribuito a fare la storia del nostro Battaglione e che affrontano ostiche e complesse vicende dall’esito speriamo positivo, non tutte relative a se stessi ma anche alla sfera familiare che spesso determina e condiziona i nostri destini. Nel giorno 4 dei mesi scorsi (novembre e dicembre) abbiamo commemorato (come peraltro facciamo tutti gli anni) rispettivamente: a novembre l’anniversario della Vittoria (non so se avete notato la parafrasi iniziale) e a dicembre la nostra Patrona S. Barbara. Ecco vorrei sottolineare queste due ricorrenze dedicando qualche pensiero alla nostra protettrice alla quale non chiedo altro che di continuare a guardarci con attenzione e con la solita solerzia (sì perché con noi visto quello a cui ci siamo dovuti dedicare, ce ne vuole molta).

Concludo ricordando che l’anno prossimo ricorreranno i quaranta anni dal terremoto in Friuli e penso di organizzare il nostro incontro in primavera inoltrata a Cavazzo a meno di idee diverse da parte vostra.   Ecco ritengo che non ci sia molto altro da dire se non la gioia di avervi qui e la speranza di un futuro sereno e di poterci incontrare ancora tante altre volte. Spero di fare cosa gradita augurando a tutti voi un magnifico Natale ed un sereno e splendido 2016.Viva il Bolsena!”

 

 

 

 

 

seguito:

Incontro 29 ottobre

Nelle giornate del 28 e 29 ottobre, la sezione di Cividale dell’Associazione Nazionale di Fanteria ha tenuto un proprio raduno in quella città. Quest’evento ci riguardava in quanto, nel corso del raduno, è stato rievocato un fatto accaduto cent’anni orsono, dopo la battaglia di Caporetto, a Cividale: la demolizione con esplosivo del “Ponte del Diavolo” da parte di un giovane aspirante ufficiale del Genio e tre Genieri ai suoi ordini. In seguito alle ferite riportate nello scontro con gli austriaci e tedeschi, il sottotenente Gian Francesco Giorgi morì il 6 dicembre del 1917; fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria. Gli amici fanti hanno invitato i soci dell’ANGET a intervenire. A me sembra una bella occasione di amicizia e fratellanza. Come noto abbiamo fatto ricadere in questa data il raduno di noi ex del 5° “Bolsena”, di seguito il discorso tenuto da me in conclusione del pranzo conviviale presso la Tavernetta di Remanzacco:

Carissimi

Oggi più che mai l’ombra della Bandiera del 5° Reggimento Genio (quella che poi per qualche anno – precisamente dal 1/1/1976 al 16/6/2001 è stata del discendente Battaglione “Bolsena”) avvolge i nostri animi e li unisce in un abbraccio che noi qui percepiamo (ne sono convinto) in modo evidente ed intenso. L’occasione di questo nostro incontro ce l’ha data Gian Francesco Giorgi, giovane ufficiale del 5° Rgt Genio che con il suo eroico ardore in quel funesto 1917 fece ancor più brillare la stella del valore dei nostri soldati. Ed eccoci qui allora, immagino contenti di questo incontro e intenti a ricercare nelle espressioni e nell’aspetto dei nostri commilitoni i segni di quella che, in un’attualità in cui pragmatismo e materialismo vogliono invece relegare nell’ambito della retorica, per noi è fondamento dei nostri principi, fatti di dignità, onore, rispetto, educazione. Forse termini antiquati e per alcuni senza significato (ci metterei anche onestà). Come quel termine “Patria” che in quest’atmosfera di globalizzazione si cerca di svuotare dei suoi profondi e per noi sono sicuro intangibili significati. E’ proprio per quei significati che Giorgi insieme a tantissimi altri ha immolato la sua giovane vita entusiasta consegnando a noi posteri un’eredità difficile e scomoda ma per noi così importante. Eredità che abbiamo tentato di valorizzare con la nostra opera, fortunatamente prestata in tempi di pace ma certamente non meno valida perché indirizzata verso antagonisti non proprio remissivi come lo sono le calamità naturali, contro cui abbiamo combattuto con strumenti che abbiamo reso efficaci con la nostra volontà e la nostra dedizione. Ecco vedervi qui osservare i vostri volti che durante la mia vita professionale era normale vedere nella quotidianità è per me una gioia profonda e, siccome siete qui, ritengo sia reciproca. Sono 25 anni che vi faccio discorsi perciò credo di avervi detto quasi tutto (il quasi me lo conservo per alimentare la speranza di poter ancora attingere a ricordi e sentimenti non ancora espressi e che avrò l’ardire in prossimi spero innumerevoli raduni di comunicarvi). E adesso, sollecitati dal nostro Francesco che lancerà il suo richiamo, erompa dai nostri petti quell’urlo liberatorio tramite il quale saranno evocati l’affetto e il desiderio che ci trascinano a perpetuare queste nostre riunioni.

Paolo Blasi

 

 

 

 

 

 

A Carlo

A Carlo
Nel ricordo e nel rimpianto di un caro compagno d’armi e, soprattutto, fraterno amico. Sei stato per me e per tanti un valente maestro che ha lasciato impresse nella storia del 5° Bolsena “belle pagine” che onorano l’Arma del Genio e che rimarranno indelebili nella memoria di quanti ti hanno conosciuto. La tua presenza rimarrà nei nostri cuori. Un ultimo abbraccio caro Carlo ed un commosso pensiero d’addio. R.I.P.

Vincenzo De Luca

Carlo Baldracchini

Carlo Baldracchini il 27 gennaio 2017 ci ha lasciato ed insieme a lui se n’è andata una parte significativa della storia del nostro Battaglione.

 

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Non credo che Lui non gradisca essere ricordato dalle Sue opere! Qui a fianco l’immagine di un ponte Bailey che progettò e costruì con la sua compagnia in emergenza terremoto ’76, permettendo così alla gente di Artegna di collegarsi con la viabilità principale ! Altre Sue opere si possono visionare su questo sito! Grazie Carlo!

 

 

Di seguito riporto la risposta del Sig. Sindaco di Osoppo, alla mia comunicazione della scomparsa di Carlo Baldracchini:

Egregio Col. Blasi,

purtroppo ho visto solo ora la mail.

La ringrazio per la comunicazione.

Ho riletto la motivazione del conferimento della cittadinanza onoraria al Gen. Carlo Baldracchini: ” per la capacità e l’impegno dimostrati nel dirigere l’opera di demolizione del centro storico distrutto dal terremoto del 1976″.

Non oso immaginare la difficoltà di detta opera, necessaria per poter ripartire.

A Lui e a tutti coloro che ci hanno dato una mano a risollevarci da quell’immane tragedia, ricordata in particolare nell’anno appena trascorso, va la nostra imperitura gratitudine.

Con riconoscenza

Paolo De Simon