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Incontro del 7 dicembre p.v.

Carissimi, nel sottolineare il grande piacere provato nell’incontro del 7 dicembre u.s.  vi rinnovo i miei più sinceri auguri e per chi non c’era di seguito il discorso da me tenuto quella sera. Cari saluti Paolo Blasi

Questo incontro di fine 2017 l’ho voluto definire informale, ma in effetti da quando abbiamo lasciato il servizio attivo ciò che è formale lo abbiamo relegato nell’angolo dei rimpianti; sì perché eravamo fieri della nostra esteriorità che presupponeva, ne eravamo (e ne siamo) certi,  molta sostanza. Infatti con il nostro apparire così austeri, seri e padroni della nostra efficacia, con l’ordine e il rispetto che incedevano al nostro fianco davamo sicurezza, eravamo punto di riferimento per gente che gli eventi contrari, o semplicemente le necessità politico sociali, rendevano disorientata e delusa da uno stato che a volte sembrava lontano e disinteressato alle loro vicende  e che tramite noi si mostrava vicino e partecipe. Nel nostro piccolo cercavamo di avvicinarci alle esigenze della gente così come poi abbiamo fatto anche in teatro internazionale, cercando di alleviare disagi e tragedie che incombevano sulla società che dovevamo difendere e sostenere.  I nostri vessilli, gli emblemi, i simboli  (quelli che ci hanno circondato e ci circondano anche in questi nostri incontri)  sono espressione, ancorché esteriore, di animi educati ai valori più intimi e puliti, a quegli orizzonti limpidi e immacolati che spesso in questi nostri incontri ho voluto citare e che non mi stancherò mai di evocare, anche perché convinto di trovare in voi che mi ascoltate  terreno fertile in cui sono cresciuti i semi dei buoni sentimenti.  E sempre con le nostre vostre partecipazioni a cerimonie e commemorazioni, a questi incontri, alle adunate, alle frequentazioni di luoghi e di ricorrenze, anche affrontando lunghi faticosi tragitti da posti non proprio dietro l’angolo (vero Gioacchino?) testimoniate questa sete di cose giuste,  di ricordi di un passato che alcuni definiscono semplicistico, incanalato in binari incisi in solchi indefettibili, ma che per noi invece è stato frutto di una scelta precisa e coraggiosa, non certo sostenuta da un’opinione pubblica a volte contraria e ostile, spesso indifferente,  spesso poco incoraggiante. Eccoci qua, però orgogliosi del nostro passato, sereni nel nostro presente e fiduciosi in un futuro che ci riserverà, ne sono certo, ancora sentimenti edificanti, perché frutto di  lunghi laboriosi meditati periodi che con pragmatica efficacia e inconsapevole insistenza hanno forgiato i nostri animi e ne hanno temprato l’essenza. Ecco l’altro ieri era Santa Barbara e mi piace pensare che in lei si compendiano tutte le espressioni che rendono valida la nostra professione. E allora auguri, auguri a tutti, grazie di essere qui e ancora una volta i buoni auspici per un sereno Natale e un felice 2018 siano i protagonisti di questo nostro incontro.   Viva il Bolsena viva noi!

 

Incontro 29 ottobre

Nelle giornate del 28 e 29 ottobre, la sezione di Cividale dell’Associazione Nazionale di Fanteria ha tenuto un proprio raduno in quella città. Quest’evento ci riguardava in quanto, nel corso del raduno, è stato rievocato un fatto accaduto cent’anni orsono, dopo la battaglia di Caporetto, a Cividale: la demolizione con esplosivo del “Ponte del Diavolo” da parte di un giovane aspirante ufficiale del Genio e tre Genieri ai suoi ordini. In seguito alle ferite riportate nello scontro con gli austriaci e tedeschi, il sottotenente Gian Francesco Giorgi morì il 6 dicembre del 1917; fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria. Gli amici fanti hanno invitato i soci dell’ANGET a intervenire. A me sembra una bella occasione di amicizia e fratellanza. Come noto abbiamo fatto ricadere in questa data il raduno di noi ex del 5° “Bolsena”, di seguito il discorso tenuto da me in conclusione del pranzo conviviale presso la Tavernetta di Remanzacco:

Carissimi

Oggi più che mai l’ombra della Bandiera del 5° Reggimento Genio (quella che poi per qualche anno – precisamente dal 1/1/1976 al 16/6/2001 è stata del discendente Battaglione “Bolsena”) avvolge i nostri animi e li unisce in un abbraccio che noi qui percepiamo (ne sono convinto) in modo evidente ed intenso. L’occasione di questo nostro incontro ce l’ha data Gian Francesco Giorgi, giovane ufficiale del 5° Rgt Genio che con il suo eroico ardore in quel funesto 1917 fece ancor più brillare la stella del valore dei nostri soldati. Ed eccoci qui allora, immagino contenti di questo incontro e intenti a ricercare nelle espressioni e nell’aspetto dei nostri commilitoni i segni di quella che, in un’attualità in cui pragmatismo e materialismo vogliono invece relegare nell’ambito della retorica, per noi è fondamento dei nostri principi, fatti di dignità, onore, rispetto, educazione. Forse termini antiquati e per alcuni senza significato (ci metterei anche onestà). Come quel termine “Patria” che in quest’atmosfera di globalizzazione si cerca di svuotare dei suoi profondi e per noi sono sicuro intangibili significati. E’ proprio per quei significati che Giorgi insieme a tantissimi altri ha immolato la sua giovane vita entusiasta consegnando a noi posteri un’eredità difficile e scomoda ma per noi così importante. Eredità che abbiamo tentato di valorizzare con la nostra opera, fortunatamente prestata in tempi di pace ma certamente non meno valida perché indirizzata verso antagonisti non proprio remissivi come lo sono le calamità naturali, contro cui abbiamo combattuto con strumenti che abbiamo reso efficaci con la nostra volontà e la nostra dedizione. Ecco vedervi qui osservare i vostri volti che durante la mia vita professionale era normale vedere nella quotidianità è per me una gioia profonda e, siccome siete qui, ritengo sia reciproca. Sono 25 anni che vi faccio discorsi perciò credo di avervi detto quasi tutto (il quasi me lo conservo per alimentare la speranza di poter ancora attingere a ricordi e sentimenti non ancora espressi e che avrò l’ardire in prossimi spero innumerevoli raduni di comunicarvi). E adesso, sollecitati dal nostro Francesco che lancerà il suo richiamo, erompa dai nostri petti quell’urlo liberatorio tramite il quale saranno evocati l’affetto e il desiderio che ci trascinano a perpetuare queste nostre riunioni.

Paolo Blasi

 

 

 

 

 

 

incontro fine anno 2015

L’incontro è stato come sempre coinvolgente e piacevole, ho detto due parole che riporto qui di

“Quando mi sono messo a scrivere queste poche righe mi è venuto in mente l’affetto che nutro per voi non solo per una questione di appartenenza ma anche di tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme, magari inframezzato da periodi di lontananza che però non lasciava sbiadire il ricordo, ricordo che si rinnova ad ogni nostro incontro. Stasera voglio indirizzare un augurio e un abbraccio ai genieri veri, a quelli tenaci, infaticabili e silenti, quelli che nella trincea della vita tracciano un solco profondo e significativo perché forti degli insegnamenti che derivano dall’etica della propria specialità (oltre che da quella più generale dell’appartenere al mondo militare). Che, abituati ad operare in condizioni di pericolo e di incombente minaccia, riescono a congiungere le rive di opposti antagonismi con legami che attingono alla generosa impulsività e alla radicata perizia, consci di compiere il proprio dovere nel modo più efficace e  leale; che riescono  con quello slancio poderoso e inarrestabile di animi sempre giovani a superare difficoltà complesse e non da tutti aggredibili, in una veste di sublime sacrificio e di totale dedizione. E ben sappiamo che le difficoltà da affrontare nella vita non sono solo quelle dell’attività professionale (le nostre care signore lo sanno bene). Quando ho preparato queste parole vi ho immaginato, ho immaginato voi qui presenti e quelli che qui non ci possono essere per motivi purtroppo legati alla non perfetta forma fisica, quelli che hanno contribuito a fare la storia del nostro Battaglione e che affrontano ostiche e complesse vicende dall’esito speriamo positivo, non tutte relative a se stessi ma anche alla sfera familiare che spesso determina e condiziona i nostri destini. Nel giorno 4 dei mesi scorsi (novembre e dicembre) abbiamo commemorato (come peraltro facciamo tutti gli anni) rispettivamente: a novembre l’anniversario della Vittoria (non so se avete notato la parafrasi iniziale) e a dicembre la nostra Patrona S. Barbara. Ecco vorrei sottolineare queste due ricorrenze dedicando qualche pensiero alla nostra protettrice alla quale non chiedo altro che di continuare a guardarci con attenzione e con la solita solerzia (sì perché con noi visto quello a cui ci siamo dovuti dedicare, ce ne vuole molta).

Concludo ricordando che l’anno prossimo ricorreranno i quaranta anni dal terremoto in Friuli e penso di organizzare il nostro incontro in primavera inoltrata a Cavazzo a meno di idee diverse da parte vostra.   Ecco ritengo che non ci sia molto altro da dire se non la gioia di avervi qui e la speranza di un futuro sereno e di poterci incontrare ancora tante altre volte. Spero di fare cosa gradita augurando a tutti voi un magnifico Natale ed un sereno e splendido 2016.Viva il Bolsena!”

 

 

 

 

 

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