incontro di settembre 2016

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Oggi 17 settembre ci siamo riuniti a Cavazzo Carnico per commemorare, nell’ambito delle celebrazioni del quarantennale del terremoto, il nostro Antonino Vallerio morto là durante le operazioni di sgombero macerie. Il Sig. Sindaco, persona quanto mai gentile e disponibile, ci ha voluto al pranzo sociale. Gli abbiamo donato una targa contenente le seguenti parole: “Noi, genieri del Battaglione Bolsena offriamo questa targa a tutta la popolazione di Cavazzo Carnico, grati per l’ospitalità ricevuta, a ricordo di una giornata indimenticabile e in memoria di Antonino Vallerio caduto qui nell’adempimento del  dovere. Cavazzo Carnico 17 settembre 2016”.

Di seguito il discorso da me tenuto:

Sig. Sindaco, signore e signori convenuti,

siamo un gruppo di genieri del Battaglione “Bolsena” che grati per l’ospitalità ricevuta e in occasione della commemorazione del quarantesimo anno dal sisma del 1976 hanno avuto la possibilità di depositare una corona ai piedi delle lapidi affisse sul monumento ai caduti, in particolare di una di esse. E’ una corona che simboleggia parecchie cose: il peso della nostra vita professionale (che spesso si incrocia e scorre parallela a quella personale), il peso dei nostri ideali, dei nostri sacrifici, dei nostri momenti bui, delle nostre apprensioni per qualcosa che affrontavamo forti solo della teoria acquisita, del nostro buonsenso, e delle nostre capacità intrinseche, sostenute dall’esperienza accumulata, su cui dovevamo fare affidamento, ma soprattutto essa simboleggia il peso di giovani vite stroncate da un destino avverso, di questa in particolare a cui è dedicata. Antonio (Antonino) Vallerio nato a Palermo il 4 ottobre 1955 e morto qui a Cavazzo il 9 settembre 1977, effettivo a questo nostro 5° “Bolsena”. E consentitemi di affermare che non c’è niente di più simbolico e significativo, nella celebrazione del quarantennale del sisma, della storia di questo nostro giovane collega che, nato laggiù (in Sicilia) e morto quassù durante gli interventi di demolizione delle strutture pericolanti unisce e salda in modo ferreo ed indissolubile questa nostra splendida e mai troppo amata Italia a cui le nostre vite erano (e sono) dedicate.

Antonino 22 anni tanta voglia di vivere e tanta felicità quel 9 settembre 77 perché, oltre ad essere pervaso dal legittimo orgoglio di partecipare come militare alle operazioni di aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto (sembra che i media dimentichino, e ciò si è ripetuto anche in recenti tragici episodi, l’esistenza dell’Esercito come strumento fondamentale di soccorso, e solo belle realtà come questa riescono a valorizzare il nostro operato) Antonino dicevo sarebbe dovuto andare a casa per una licenza la sera stessa, dopo periodi di lavoro estenuanti su autocarri (era autista) grossi lenti e difficili da manovrare in condizioni ambientali non certo ottimali, con quel pulviscolo che velava il sole, entrava nei polmoni e lasciava in bocca uno strano sapore, il sapore di “Orcolat” (come qui è stato battezzato il terremoto, il grande terribile Orco) sapore al quale noi tutti eravamo ormai abituati e che faceva ormai parte delle nostre vite mentre ci davamo da fare per cercare di rimediare in qualche modo ai danni che l’immane tragedia aveva provocato.

Antonino quel giorno era invece atteso da un brutale epilogo, lo attendeva la fine delle sue speranze, dei suoi sogni di bravo ragazzo solare ed entusiasta, del suo futuro. E allora l’unico futuro a cui il nostro allora giovane e sfortunato collega può ambire adesso risiede nel nostro ricordo, nella correttezza e limpidezza delle nostre azioni, nel poterci guardare in viso l’un l’altro e scorgere solo orizzonti puliti ed incontaminati, affinché il suo sacrificio abbia seppur minima e labile, una giustificazione. Ecco, tutto questo depositiamo con questa corona, insieme all’onore, alla dignità, alla lealtà, quei valori che da sempre hanno costituito punto di riferimento della nostra esistenza. Onore a Lui e a tutti quelli che insieme a Lui sono ricordati in quell’austero monumento che si staglia contro panorami di commovente (e oggi anche struggente) bellezza. Grazie Sig. Sindaco di averci ospitato e permesso questa per noi importante commemorazione qui nel Suo paese che, ce lo consenta, sentiamo anche un po’ nostro. Concludo auspicando prosperità e pace per tutti e ..che S.Barbara ci protegga.

 

Oggi 20 settembre 2016 ho inviato al Sig. Sindaco Borghi di Cavazzo Carnico la seguente e-mail:

Caro sig. Sindaco, tramite me il mio gruppo (variegato ed entusiasta) vuole esternare tutta la propria gratitudine e ammirazione per la splendida cerimonia svoltasi nel Suo paese. Nella speranza che ciò abbia contribuito a cementare ulteriormente i rapporti di fraterna reciproca stima (e nella certezza che il vuoto mediatico sulla manifestazione non abbia influito sul suo buonumore) la salutiamo cordialmente, gli ex del 5° Btg g.p. “Bolsena”  rappresentati da Paolo Blasi  

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Ecco l’articolo sul nostro incontro a Cavazzo Carnico pubblicato oggi 2 ottobre 2016 sul Messaggero Veneto!

Quarantennale del terremoto in Friuli

Ieri 8 maggio 2016 ad Osoppo Carlo Baldracchini cittadino onorario di quel paese, ha partecipato, da protagonista, alle celebrazioni  dei quarant’anni trascorsi dall’evento sismico del ’76.  E con lui  tutto il Bolsena era virtualmente presente alle rievocazioni di quel tremendo evento.  Ritengo di non dover polemizzare sullo scarso rilievo che è stato dato al nostro grande Reparto perché non abbiamo mai amato  ostentare le nostre fatiche che abbiamo sempre espresso con umiltà e riservatezza , eravamo tenaci infaticabili e silenti e speriamo che i genieri attuali siano degni eredi delle nostre belle tradizioni!

da Mauro Flematti

al cormor corti tiziano elenco militari da bari a udine

 

 

 

 

IN QUESTA LISTA DI COMMILITONI AL CAR DI BARI ( SECONDO SCAGLIONE 1982 E SICURAMENTE PARTECIPI AL GIURAMENTO), QUALCUNO LO RICORDO ARRIVATO CON ME, AL 5 BATTAGLIONE GENIO PIONIERI BOLSENA. SISSA CARLO, MARCOLIN LUCIANO, MALIZIA FRANCO E DITTATORE ANTONIO. HO E ABBIAMO BISOGNO DI RICORDARE QUEL FANTASTICO ANNO DELLA NOSTRA VITA E MANNAGGIA “CARPE DIEM”.

N. d. A. (per vedere meglio le foto andare su “media”)

incontro fine anno 2015

L’incontro è stato come sempre coinvolgente e piacevole, ho detto due parole che riporto qui di

“Quando mi sono messo a scrivere queste poche righe mi è venuto in mente l’affetto che nutro per voi non solo per una questione di appartenenza ma anche di tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme, magari inframezzato da periodi di lontananza che però non lasciava sbiadire il ricordo, ricordo che si rinnova ad ogni nostro incontro. Stasera voglio indirizzare un augurio e un abbraccio ai genieri veri, a quelli tenaci, infaticabili e silenti, quelli che nella trincea della vita tracciano un solco profondo e significativo perché forti degli insegnamenti che derivano dall’etica della propria specialità (oltre che da quella più generale dell’appartenere al mondo militare). Che, abituati ad operare in condizioni di pericolo e di incombente minaccia, riescono a congiungere le rive di opposti antagonismi con legami che attingono alla generosa impulsività e alla radicata perizia, consci di compiere il proprio dovere nel modo più efficace e  leale; che riescono  con quello slancio poderoso e inarrestabile di animi sempre giovani a superare difficoltà complesse e non da tutti aggredibili, in una veste di sublime sacrificio e di totale dedizione. E ben sappiamo che le difficoltà da affrontare nella vita non sono solo quelle dell’attività professionale (le nostre care signore lo sanno bene). Quando ho preparato queste parole vi ho immaginato, ho immaginato voi qui presenti e quelli che qui non ci possono essere per motivi purtroppo legati alla non perfetta forma fisica, quelli che hanno contribuito a fare la storia del nostro Battaglione e che affrontano ostiche e complesse vicende dall’esito speriamo positivo, non tutte relative a se stessi ma anche alla sfera familiare che spesso determina e condiziona i nostri destini. Nel giorno 4 dei mesi scorsi (novembre e dicembre) abbiamo commemorato (come peraltro facciamo tutti gli anni) rispettivamente: a novembre l’anniversario della Vittoria (non so se avete notato la parafrasi iniziale) e a dicembre la nostra Patrona S. Barbara. Ecco vorrei sottolineare queste due ricorrenze dedicando qualche pensiero alla nostra protettrice alla quale non chiedo altro che di continuare a guardarci con attenzione e con la solita solerzia (sì perché con noi visto quello a cui ci siamo dovuti dedicare, ce ne vuole molta).

Concludo ricordando che l’anno prossimo ricorreranno i quaranta anni dal terremoto in Friuli e penso di organizzare il nostro incontro in primavera inoltrata a Cavazzo a meno di idee diverse da parte vostra.   Ecco ritengo che non ci sia molto altro da dire se non la gioia di avervi qui e la speranza di un futuro sereno e di poterci incontrare ancora tante altre volte. Spero di fare cosa gradita augurando a tutti voi un magnifico Natale ed un sereno e splendido 2016.Viva il Bolsena!”

 

 

 

 

 

seguito: