Archivio mensile:Aprile 2025

Incontro 14 giugno

Sabato 14 giugno ci siamo rivisti per un incontro durante il quale sono stati commemorati i tre militari (Lorenzo De Ruva, Maurizio Masiero, Adriano Beggio) morti a Valle Musi il 28 settembre 1984. La cerimonia così si è svolta:
– ore 10.15 raduno presso la chiesetta ANGET Camp 57 a Moimacco
– ore 10.30 Alza Bandiera
– a seguire discorso introduttivo seguito dallo scoprimento della targa che commemora i nostri tre sfortunati commilitoni, apposta
sul monumento ai Caduti all’esterno della Chiesa
– 10.40 onori ai Caduti con deposizione della corona
– Preghiera del geniere
– 10.50 I convenuti si sono recati all’interno della Chiesa per il discorso commemorativo e di celebrazione, e per la illustrazione, da parte del Presidente ANGET, delle peculiarità del luogo che ci ospita.
– 12.30 i convenuti si sono recati presso il ristorante “Il Cardinale” di Remanzacco per il pranzo conviviale

Su Whatsapp Il presidente della Sezione Anget Giuseppe Munno (encomiabile e inossidabile ufficiale di grande sensibilità, dedizione e disponibilità) ha voluto sottolineare il nostro incontro ampliando l’eco che tale evento merita!!! Grazie Presidente

A seguire il discorso che ho tenuto per la commemorazione:
Sono ormai passati 41anni da quel giorno, quel maledetto 28 settembre del 1984 nel quale si erano dovuti alzare di buon mattino. Il futuro era spalancato davanti a loro e nei loro animi le speranze, le ambizioni, le aspirazioni costellavano i loro orizzonti che sapevano di giovinezza, di allegria, di generosa predisposizione, insomma tutto era positivo, compresa quella lezione di tiro che cadenzava la vita del soldato e che pur non facendo parte delle consuetudini del geniere, che veniva addestrato a costruire, a scavare, a trasportare, a manovrare grosse macchine movimento terra e un numero ragguardevole di strumenti e attrezzature per interventi di ogni tipo per calamità e per pubblica utilità, era (ed è) fondamentale per la propedeutica dei nostri ragazzi. Tutti e tre erano saliti sui rispettivi mezzi di trasporto, Lorenzo e Maurizio come conduttori, e Adriano per svolgere la propria mansione di addetto alle trasmissioni. I CM 52 avevano trasportato, lenti ma sicuri, tutto quello che serviva per effettuare la lezione, soprattutto i soldati che sui cassoni erano stati condotti sulla linea di tiro. Il 3° Verbano aveva fornito il nucleo trasmissioni che Adriano caporal maggiore, coordinava, dando così supporto al 5° Bolsena (siamo sempre stati affratellati nella buona e nella cattiva sorte) per realizzare i collegamenti radio con la Caserma (Spaccamela). Era necessario installare un’antenna che doveva ampliare il raggio d’azione delle radio in dotazione e permettere di raggiungere la sede lontana circa 30 Km (in linea d’aria) al fine di permettere tempestive comunicazioni. Dopo che gli autocarri, liberati del loro carico, erano stati allineati nel parcheggio dell’area addestrativa, per i conduttori iniziava un lungo periodo di attesa che sarebbe terminato a fine giornata addestrativa quando avrebbero dovuto ricondurre il distaccamento in sede. A qualche centinaio di metri si effettuavano tutte le predisposizioni per la lezione di tiro, e la preparazione doveva essere accurata e seguita con attenzione e concentrazione. Anche il nucleo trasmettitori si dava da fare per sistemare le proprie attrezzature, compresa l’antenna che doveva essere innalzata. Perciò quando il Caporal Maggiore capo nucleo chiese ai conduttori un aiuto per effettuare l’operazione, questi furono ben lieti di dare una mano, sia perché a quell’età il cuore è generoso e impetuoso, poi per quella sorta di fratellanza che si crea nel nostro ambiente (e oggi noi qui credo che ne siamo testimonianza). Comunque questa partecipazione, questo offrirsi alla fatica per aiutare il commilitone quando ha bisogno è stato sempre l’emblema, l’etica, la peculiarità della nostra vita professionale: quando il commilitone chiama si corre senza neanche considerare per un momento la possibilità di tirarsi indietro. Solidarietà, altruismo, lealtà e dedizione, questo è il fondamento della nostra cultura comune. E allora forza, tutti intorno al palo per sollevarlo e toccare il cielo! Ma il cielo quella mattina era particolarmente lontano per quei ragazzi: erano in sei intorno all’oggetto (due guastatori e quattro pionieri) e a nessuno venne in mente di guardarlo quel cielo: se lo avessero fatto avrebbero potuto vedere che sopra le loro teste, a limitarne l’azzurro, incombeva quel cavo elettrico sospeso sul loro destino, un cavo da 15000 V. L’antenna sembrò animarsi di vita propria e si drizzò violentemente (così ci hanno raccontato i superstiti). La terribile scarica attraversò i loro corpi. Il tragico dito del fato indicò tre vittime e tre superstiti senza un’apparente logica se non quella dell’imperscrutabilità dei disegni celesti. Adriano Beggio, Lorenzo De Ruva e Maurizio Masiero rimasero a terra privi di vita cancellando in un attimo il loro futuro pieno di speranze e di progetti, lasciando nella costernazione tutto il mondo che li circondava, supportava ed amava. Mi ricordo che il saluto dei componenti di quello scaglione (e di quelli che li precedevano e seguivano) all’atto del loro congedamento fu particolarmente toccante e vibrava in ogni animo un sentimento di partecipazione e di solidarietà, quello stesso spirito di solidarietà che li ha portati all’estremo sacrificio. Ecco qui e adesso ci stiamo facendo largo tra le nebbie del passato per trarre da questa immane tragedia insegnamenti e motivi di coesione, quella stessa solidarietà, quella coesione, amalgama, reciproca assistenza che il sacrificio di questi ragazzi vuol celebrare e affermare in modo imperioso e inequivocabile e con la targa che abbiamo scoperto e la corona che abbiamo deposto mi piace pensare che abbiamo unito tutto questo oltre ai nostri buoni sentimenti, la limpidezza delle nostre vite, i tanti sacrifici che abbiamo affrontato. Unisce anche noi davanti a questi simboli che vogliono onorare la memoria di tutti i caduti, noi che proveniamo da diverse origini forse ma che i risultati da perseguire, gli obiettivi da raggiungere ha fortemente coeso e saldamente affratellato. Grazie di essere qui, un grazie particolare al Presidente della Sez. Anget (Col. Giuseppe Munno) e al suo staff che ci hanno permesso questa commemorazione in una cornice densa di significati storici e spirituali, in una struttura costruita da persone che, tramite l’edificazione di questo luogo di culto, volevano esternare la loro fede, finalizzare i sacrifici a cui erano sottoposti e le sofferenze che stavano patendo. A seguire il nostro Presidente Giuseppe Munno ci illustrerà le peculiarità di questo edificio, e ci trasporterà in quell’atmosfera che prima ha indotto le persone qui internate a costruirla e poi, quando la memoria stava per abbandonare ciò che questa chiesa significava, altri volenterosi, della nostra arma, a ricollocare nella giusta dimensione storica e concettuale, tramite una sapiente e attenta riedificazione, queste mura che il tempo aveva deteriorato. Ancora grazie a tutti voi perché con la vostra presenza testimoniate il forte desiderio, oltre che di celebrare i nostri cari defunti, di perpetuare l’amicizia e la stima non sempre espresse ma sempre provate, che ci hanno condotto qui tutti insieme sempre proiettati al bene della nostra nazione, all’ombra della nostra gloriosa Bandiera che avvolge l’anima dei nostri Caduti Viva il Bolsena, viva il genio, viva l’Italia

A fine pranzo:
Siamo al termine di questo incontro emozionante e coinvolgente, e qui davanti al nostro stemma oggi riprodotto su dolce supporto, ma per il quale abbiamo anche attraversato momenti che di dolce avevano ben poco, volevo sottolineare la soddisfazione di avere qui nostri commilitoni provenienti da varie parti d’Italia anche non proprio dietro l’angolo. Il numero rilevante di partecipanti a questo incontro mi da enorme gioia, anche perché volevo ricordare che questo gruppo, spontaneamente costituitosi, sopravvive da ormai 34 anni. Ha attraversato il trasferimento del Battaglione a Foggia (creando il motivo per cui il gruppo si è costituito nel 1991 e qui abbiamo uno dei creatori e sostenitori Giuseppe Sapia) e successivamente il 31 agosto 1995, lo abbiamo visto a Legnago (VR) alle dipendenze del Comando Regione Militare Nord Est. Dal 1º dicembre 1997 lo ha visto diventare parte integrante del neocostituito Raggruppamento Genio del Comando Supporti delle Forze Terrestri, fino al 1º dicembre 2000, quando cambiò per l’ennesima volta denominazione in 5º Battaglione Genio Guastatori Paracadutisti “Bolsena” ed entrando a far parte della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Nel quadro dei provvedimenti volti alla trasformazione dell’unità, avvenne il successivo cambio di denominazione della stessa: dal 1º giugno 2001 prese il nome di 8º Battaglione (dal 2004 8º Reggimento genio guastatori paracadutisti “Folgore”). Abbiamo visto la nostra Bandiera relegata al Vittoriano fino al 1º gennaio 2003 infine, quando abbiamo finalmente veduto il reparto ricostituirsi nella sede di Macomer (NU) come 5º Reggimento genio guastatori, per trasformazione del preesistente 45º Reggimento “Reggio”, e inquadrato nella Brigata “Sassari”. La nostra Bandiera adesso è là, il “Bolsena” non c’è più come denominazione, ma ci siamo noi, noi siamo quelli del Bolsena!!! Sotto il nostro stemma ho voluto scrivere ”Sempre insieme…tutti” significando che idealmente insieme a noi oggi ci sono anche quelli che sono scomparsi ma che continuano a vivere nei nostri cuori. Ecco questi nostri incontri, peraltro sempre sostenuti e incoraggiati dalla nostra associazione d’arma (il cui Presidente è qui con noi!!!) hanno il vigore, l’interesse, sono la storia delle nostre vite professionali, che si intrecciano indissolubilmente con quelle personali e allora è importante che possano continuare, (abbiamo in mente, per il prossimo anno di organizzare l’incontro a Cavazzo) con l’entusiasmo, la partecipazione e la voglia di esserci che anche oggi avete dimostrato. Perciò non posso che concludere ringraziandovi, dandovi appuntamento al prossimo anno e lanciando insieme a voi quell’urlo che da sempre ha chiuso le nostre riunioni

Gen. Ridinò

Ancora Lui, grazie Generale!
https://newsicilia.it/sicilia/rubriche/intervista-al-generale-ridino-primo-appuntamento-putin-xi-jinping-netanyahu-e-adesso-anche-trump-lanciati-a-cambiare-la-geopolitica-mondiale/1002339/

https://newsicilia.it/sicilia/rubriche/intervista-al-generale-ridino-terzo-appuntamento-equilibri-e-conflitti-internazionali/1002532/?fbclid=IwY2xjawJd8IhleHRuA2FlbQIxMQABHgBoo6klcAqeNmDoRRz9BbDNakfv1qCK_CFK9PiPTGe8RXnpMDdvSTfzK2Wm_aem_jweEhytpycGVtT3a_dHk

https://newsicilia.it/mondo/politica/ucraina-palestina-e-medio-oriente-nel-vortice-di-guerre-terrificanti/1037297/

Ulteriore intervista al nostro Generale!!!
E la guerra in Ucraina continua, di fronte ad un quadro geopolitico mondiale in continua mutazione
Ma veramente l’Intero Occidente sta andando a rotoli? Nel 2025, ancora, la corsaall’impero del Dominio su altri popoli supera qualsiasi rapporto del buon vivere fra i popoli, senza alcuna considerazione sulla perdita di decine di migliaia di vite umane? Ci troviamo di fronte ad uno scenario mondiale, dove la violenza, a qualsiasi livello, a partire da quello domestico, di quartiere, di bande, di piazza, di stadio, di popoli ha superato qualsiasi motivazione giustificabile e in tema di guerre, a livello di economia, di assoggettamento, di terrorismo e di vendetta, ci ritroviamo su posizione rigide, lontano da accordi fra leader mondiali. Nessuno si preoccupa di riesumare la tanto agognata “Diplomazi” che i grandi Statisti del passato hanno insegnato e adottato, in diversi delicati periodi di storia passata e recente.E non potevamo fare a meno di chiedere chiarimenti al Generale di Corpo D’Armata Giovanni Ridinò, esperto in crisi belliche per la sua esperienza professionale, maturata nella sua lunga carriera. Il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, ha
avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad UNIFIL presso le Nazioni Unite in New York.

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Signor Generale buongiorno, intanto grazie per la sua disponibilità; ancora dobbiamo trattare il tema “Guerra non stop”. Un situazione per la quale non si riesce a parlare di spiragli concreti di pace, ma, come si suole dire da noi, tutto “vagazzìa” e assistiamo, inermi, ad assorbire notizie gravi e senza via di uscita, come le proposte del gallico Macron che propone l’invio di militari europei in Ucraina per contrastare gli attacchi russi.
“Intanto, grazie per avermi invitato e, per prima, anch’io sono preoccupato di questa nebbia fitta e oscura che non pone alcuna luce su possibili intese di pace. Ci sono accadimenti che lasciano sempre più confusa la gente, quella semplice, che cerca ogni giorno la soluzione al suo vivere e desidererebbe che le cose andassero avanti senza ostacoli, accompagnate dal profumo della serenità. L’arrivo di Trump con le sue parole di pacificatore sembrava aver aperto uno spiraglio per un cambiamento sui vari scenari di crisi. L’incontro in Alaska con Putin non ha portato alcuna significativa svolta nel conflitto russo-ucraino”.

Siamo sprofondati in una confusione terribile, anche su Gaza dovenemmeno li, si paventano spiragli di luce, persino con le richieste di accordi per far liberare gli ostaggi.
“Gli scontri continuano come prima e più di prima. Le forze russe, seppur molto lentamente, guadagnano ogni giorno qualche metro di terra. Kiev, la capitale ucraina, ridiventa un obbiettivo da colpire quasi quotidianamente, spesso a caso, con vittime civili sempre più numerose, nel silenzio dei vari attivisti a pagamento che sembrano non riuscire a guardare oltre Gaza. Genocidio, parola usata troppo spesso, forse per giustificare questo strabismo di massa che vede i volenterosi, sostenitori di un gruppo armato che affama la propria gente. Strabismo che vuole nascondere altre realtà, di altrettanta gravità, in Sudan, nello Yemen, e nella stessa Ucraina, per le quali non ci sono sostenitori prezzolati per organizzare altrettanti viaggi con vessilli sventolanti che non servono a niente. È una constatazione amara, ma la guerra , chi la conosce, sa bene che non si risolve con una manifestazione di piazza, con qualche barcone pieno di ideologia o con riunioni, senza ancora un chiaro obiettivo da raggiungere”.

Tutti pronti, nella speranza che il dramma della guerra finisca.
“Si perché se la guerra non finisce, nessuno se la sente di andare sul terreno con gli scarponi per mettere il segno su un confine che segna una sconfitta ed una vittoria, a seconda da che parte si vuol leggere la pagina della tragedia umana”.

E la situazione grave in Ucraina che ci riguarda da vicino?
“Ritorno alla situazione legata all’Ucraina. Trump ha già manifestato un pensiero chiaro che relega il conflitto ad una questione europea. Non ha alcuna intenzione di essere trascinato in una situazione che appare ormai insostenibile. E riesce a lucrarci anche sopra con la vendita delle armi alla NATO, che a sua volta, le venderanno ai paesi europei che vogliono continuare ad alimentare il conflitto. In pratica, il presidente Usa ha posto un termine alla elargizione diretta di aiuti a Kiev. Zelensky, ancora una volta, viene illuso dai “volenterosi” (molto meno dagli USA) e spronato a resistere, a non cedere territori che ha già perduto. Putin continua la sua “azione speciale” non ancora conclusa ma non ne ha mai indicato gli obiettivi finali. Crimea, Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia, Kherson? O tutta l’Ucraina?”.

Una guerra che l’Ucraina non vincerà mai!
“Una guerra che l’Ucraina non può vincere e che non riesce a combattere da sola, nonostante gli aiuti finanziari e materiali che riceve. Zelensky sta sacrificando intere generazioni per combattere, per procura, e con vincoli (le armi cedute devono essere impiegate solo per difendersi all’interno del territorio ucraino) che ne segnano l’immancabile sconfitta. La scelta di Trump, di lasciare che gli europei se la sbrighino da soli, fa pensare ad un isolazionismo americano dai conflitti in corso. Un po’ come era successo durante la II Guerra Mondiale fino all’attacco di Pearl Harbour”.

Purtroppo, Giambattista Vico aveva mille ragioni nel dire che la Storia è fatta di Corsi e Ricorsi Storici.
“Gli scenari però adesso sono diversi. I conflitti sanguinari sono quasi una valvola di sfogo ed anche una distrazione delle masse, rispetto al conflitto che sta sempre più crescendo tra imperialismi contrapposti nel campo economico, tecnologico, finanziario. Da una parte il mondo occidentale accusato di aver dominato il pianeta arricchendosi alle spalle del resto del mondo. Dall’altra, l’imperialismo dei nuovi ricchi che hanno nel tempo recuperato terreno e che sono proiettati al sopravvento sul vecchio sistema che appare sempre più inconsistente e quasi paralizzato”.

Ecco che la storia di oggi, ci fa assistere al sorgere di una nuova forza abbastanza radicata, si l’Imperialismo asiatico, piuttosto esteso e che abbraccia persino la Cina.
“Se guardiamo ai numeri, Russia, Cina e India, da sole, rappresentano quasi il 40% della popolazione mondiale. Un potenziale umano capace di grandi cambiamenti, alimentato da investimenti sempre più crescenti che sfociano in un dinamismo che il vecchio continente europeo, abituato ai racconti da salotto, non riesce nemmeno ad immaginare”.

Parole sante, che dovrebbero fare riflettere sulle prese di posizione di ignari Leader europei che, a nostro dire “Si sentunu cacorcila” e vogliono fare i galletti.
“La grande parata militare ha visto il leader cinese Xi Jinping, il russo Putin ed in nord coreano Kim Jong-un offrire una visione di compatta fratellanza (la Corea del Nord ha inviato i suoi uomini sul fronte russo, la Cina non ha mai condannato “l’Azione Speciale” ed ha sostenuto la Russia nell’ambito del Consiglio di sicurezza dell’ONU, rendendo di fatto questo organismo internazionale insignificante per la risoluzione dei conflitti)”.

Sì! La Cina ha offerto una fotografia nuova con la parata dei giorni scorsi.
“Si, una parata che ha offerto una fotografia di dove sta andando la Cina. Anche la scelta dell’abito del leader cinese (l’uniforme di Mao che tutti in Cina indossavano quando la rivoluzione imponeva un regime dittatoriale come pochi nella storia del mondo), a mio avviso, ha un significato profondo. Dalla nascita del nuovo corso, il cui inizio fu segnato da miseria e fame, alla Cina di oggi dove la dittatura ha una sofisticata forma tra pianificazione centralizzata ed economia di mercato. Lo sfoggio degli apparati militari, alcuni dei quali oggetto di studio da parte dei tecnici per capirne le reali potenzialità, la massa di uomini e donne in uniforme con assetti formali che fanno presumere un addestramento continuo e sostenuto, hanno voluto essere un biglietto da visita ed un avvertimento al mondo occidentale qualora avesse la malaugurata idea di opporsi all’annessione di Taiwan”.

Ecco, la corsa all’assoggettamento di confini strategici e fruttuosi dal punto vista economico, è sempre sulle pagine del diario del giorno e non quella del rispetto umano che porti agli accordi del quieto vivere.
“Le parole rassicuranti per soluzioni pacifiche dei conflitti confluiscono con le altre che invitano a stare dalla parte giusta della storia, cioè di quei regimi che governano senza vera democrazia e diritti umani. Il presidente americano deve essere rimasto anche lui un po’ impressionato. La sua aspirazione di “America First”, l’America prima di tutto, potrebbe collidere con una realtà che vede uno schieramento opposto dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, a cui si sono aggiunti altri Paesi nel 2024 e 2025, come Egitto, Etiopia, Iran e Arabia Saudita, formando i “BRICS plus”) che rischierebbe di neutralizzare, in parte, la sfida dei dazi con cui Trump spera di abbattere il grande debito e attirare investimenti. In questo quadro il supporto europeo appare di modesta entità con una economia asfittica, ridimensionata drasticamente dalle sanzioni alla Russia che hanno danneggiato le nostre economie rese ancora meno competitive dal taglio del gas russo, più economico, e da regole interne imposte da un miraggio, da prime della classe, nell’abbattimento delle emissioni nocive per l’ambiente”.

Ma le drastiche sanzioni alla Russia, da parte dell’Unione Europea, Gran Bretagna e Stati Uniti, non hanno tolto nemmeno un capello a Putin, tutto è passato nel dimenticatoio.
“Le nostre sanzioni alla Russia, come la storia insegna, appaiono non aver dato alcun colpo mortale all’economia Russa che ha trovato modo, con nuovi accordi e triangolazioni di vario genere , di continuare a crescere”.

Eppure, sembra, che stiamo progettando il 19°pacchetto di sanzioni!!!
“Si, L’Europa, dopo la caduta del muro di Berlino, pensava di aver raggiunto la pace permanente. Ha smantellato gran parte delle sue strutture militari per acquisire “il guadagno della pace”. Oggi si risveglia con la sensazione di minacce immanenti. Ma ricostruire quanto si è distrutto non è semplice e non si fa senza sacrificare altri settori su cui si regge l’economia di un paese”.

Non ci resta che aspettare e sperare in accordi di pace veri, concreti e duraturi. Signor Generale, grazie sempre per l’analisi attenta e veritiera, sullo scenario mondiale di oggi. Ci risentiremo presto, per i continui sviluppi degli squilibri che ci saranno e che provocano ancora grandi perdite di vite umane, paure e angosce.